Il Ricordo filo rosso della Memoria: recensione

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Il Ricordo filo rosso della Memoria: recensione

Il Ricordo filo rosso della Memoria è un saggio di facile lettura, che percorre il filo della Memoria, come Impronta dell’Essere, prendendo in esame le emozioni, il senso degli odori, i movimenti del corpo, le idee dell’inconscio legate alle fiabe, la creatività e la storia, sottolineando la connessione tra l’essere in divenire e le tracce del vissuto impresse nel ricordo.
Il saggio è curato da Maria Luisa Savorani, scritto a più mani insieme a Paola Fuschini, Raffaella Cardone, Monica Bambelli, Vania Bertozzi, Matteo Banzola, Claudio Di Lorenzo, Alfonso e Nicola Vaccari e Roberto Pagnari.
Ogni esperto che ha collaborato nel percorso, ha portato il suo prezioso contributo servito a definire perfettamente le tracce che condizionano il nostro comportamento.
Maria Luisa Savorani, esperta di alimentazione, ha approfondito gli aspetti antropologici del cibo, esaminando le percezioni olfattive e gustative che ci orientano rielaborando i nostri vissuti, attraverso stimoli emozionali legati ad esperienze pregresse che guidano nell’interpretare la realtà.
Gli odori incidono in modo significativo sul nostro comportamento e sulla nostra vita cognitiva. Dotati di valore semiotico, caratterizzano la nostra identità e orientano in modo unico il nostro istinto.
Si giunge quindi all’esaltazione di un nostro senso particolare, il gusto, che affonda le radici nelle esperienze fatte; sono spesso i cibi degustati in particolari circostanze a stimolare i nostri ricordi e sono anche i nostri ricordi a stimolare il desiderio di un piatto particolare.
La Podologa Paola Fuschini ha analizzato in modo eccellente le Memorie del Corpo, sin dall’apprendimento fetale, perchè ognuno di noi, nel corso della vita, ha appreso ed elaborato a modo proprio le esperienze individuali e pertanto soggettive.
La Memoria riguarda contenuti di immagini, episodi, parole, ma anche riconoscimento dei contenuti stessi in musica, persone, oggetti.
Il ricordo può essere sfalsato, perchè la Memoria è dinamica e mutevole e pertanto condizionata dalle successive o dalle precedenti esperienze.
I ricordi di alcune esperienze, se ricondotte al presente, condizionano la nostra esistenza.
Tutto ciò altera in positivo o negativo l’equilibro psico-fisico generando “perturbazioni”.
Lo sono l’assimilazione dei cibi, la visione di immagini, la percezione tattile, la forza di gravità.
Ogni corpo da conseguenze differenti, a seconda della qualità, quantità, intensità delle “perturbazioni” ricevute.
La Memoria si riconduce anche all’abitudine, pertanto anche la postura elabora informazioni spazio-temporali e definisce l’equilibrio, plasmandoci per contrastare le forze.
Piedi, occhi, cute, hanno recettori che captano informazioni dall’ambiente esterno, mandano gli impulsi al cervello che le immagazzina ed elabora e reagisce agli stimoli.
Un’attenta analisi che ha portato al collegamento della Memoria alla sindrome da deficit posturale ed alla sua conseguente riconducibilità a vari tipi di riprogrammazione: podologica, oculistica, odontoiatrica, logopedistica, fisioterapistica, neurologica, psicologica, ortopedica.
L’Antropologa Vania Bertozzi ha accompagnato il lettore alla comprensione delle Fiabe, tradizioni orali che per millenni sono state tramandate attraverso la memoria collettiva.
Nelle Fiabe il tempo e lo spazio, scanditi dal “C’era una volta in un paese lontano lontano” spesso sottolineano l’alone di mistero universale valido per tutti i tempi.
Il linguaggio archetipico di ogni fiaba è importante, infatti il ruolo dei personaggi e lo schema generale hanno una struttura riconoscibile: equilibrio iniziale, rottura, peripezie dell’eroe, ristabilimento dell’equilibrio e conclusione (“e vissero felici e contenti”).
Le Fiabe permettono di rielaborare i ricordi, superare le paure esorcizzando il negativo e riportare il nostro io alle origini.
Lo Storico Matteo Banzola ha ripercorso gli eventi della nostra Repubblica Italiana negli ultimi 50 anni, con le sue contraddizioni, interpretazioni errate, omertà, che hanno privato i cittadini di avere una memoria pura della loro storia collettiva, negato la necessità di conoscere i fatti, di sviluppare le capacità critiche nei confronti di una storia che comunque fa parte del nostro passato e si riflette quotidianamente nel nostro presente.
Il Ricordo, filo rosso della Memoria: un saggio che punta molto al presente, come conseguenza del nostro continuo Io in divenire.
La Memoria è il filo della nostra vita, che ci permette di tornare indietro lì dove abbiamo sbagliato, per poter ripartire, e ci conduce all’uscita del labirinto, verso un’umanità migliore, impedendoci di disperderci dietro false mete e ricordandoci che il buono è raggiungibile e prima o poi tangibile.

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